Wolff, Allison e i team principal “dannosi”

Wolff, Allison e i team principal “dannosi”

Più ancora che di Lewis Hamilton, questi sette anni di infinito dominio Mercedes sul mondo della Formula 1 hanno avuto un volto ed un nome: quello di TOTO WOLFF. Da ‘semplice’ azionista della Mercedes il manager austriaco è diventato un leader capace di portare la casa della stella a 12 titoli iridati in sei anni, che a breve diventeranno 14 in sette. Il suo futuro al momento è incerto come ruolo, ma sarà comunque legato al mondo MERCEDES.

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Nel corso di una lunga intervista rilasciata alla tv inglese Sky Sports però, Wolff ha voluto rendere merito dei successi ottenuti all’intero gruppo di lavoro di Brackley e Brixworth: “Io sono solo bravo quanto lo è il team. Tutti abbiamo i nostri ruoli. Il mio è di team principal, ma alla fine IN QUESTA SQUADRA CI SONO 2.000 TEAM PRINCIPAL, cioè tutte le persone che sono coinvolte nel progetto. Io non mi considererei mai come quello che si deve prendere la gloria” ha spiegato Wolff.

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Il manager della casa della Stella poi ha rivelato un interessante dialogo avuto con il d.t. del team, JAMES ALLISON, che prima di approdare a Brackley aveva lavorato in Renault/Lotus e Ferrari: “Dice che sono il migliore? Lui fa tanti complimenti davanti alle telecamere, ma vi dico cosa ha detto a me, perché penso che quello sì sia un gran complimento – ha raccontato Wolff – mi ha detto ‘tu sei il miglior team principal per cui abbia mai lavorato’. Io gli ho detto che era il primo complimento che ricevevo da lui. E lui mi ha risposto ‘sì, perché TUTTI GLI ALTRI ERANO INUTILI e anzi danneggiavano la nostra performance. Tu sei il primo che è neutro. il 50% delle cose che fai sono utili e l’altro 50% inutili. Neutro è piuttosto buono’. Questa è la sua opinione“.

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“Io credo che tutti dobbiamo contribuire e io, James e tanti altri abbiamo capito che è la nostra gente che ci fa sembrare bravi – ha proseguito Wolff – io li vedo tutti come la mia ‘gang’ e devo proteggerli quando siamo sotto attacco. Devo avere rispetto e curarmi di loro quando i tempi sono difficili e alla fine penso che l’importante sia essere autentico e me stesso. Alla fine siamo in F1, non è politica – sì, ok, c’è politica – ma è uno sport. NON È QUESTIONE DI VITA O DI MORTE. Dovrebbe essere divertente, ci va una certa leggerezza e noi in squadra ce l’abbiamo”.

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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