Il recidivo

Il recidivo

Uccide più la lingua che la spada. MAX VERSTAPPEN lascia spesso il segno in pista, con il passare delle stagioni decisamente più nel bene che nel male, ma anche ai microfoni non risparmia stoccate talvolta più affilate di alcune staccate al limite. Un anno fa, ad esempio, al termine del Gran Premio degli Stati Uniti rivolse considerazioni in merito alla Ferrari che mandarono su tutte le furie il team principal Mattia Binotto. Venerdì durante le prove libere in seguito ad un contatto gratuito con Lance Stroll ha definito il canadese un ‘Mongol’, termine al quale il pilota della Red Bull aveva già fatto ricorso in passato.

 Mongol Identity condanna Verstappen e la F1

Bisogna riavvolgere il nastro al Gran Premio degli Stati Uniti, stavolta quello del 2017. Lewis Hamilton Hamilton vinse la gara con dieci secondi di vantaggio su Sebastian, ma nel corso dell’ultima tornata l’attenzione era tutta rivolta sul duello tra Kimi Raikkonen e Max Verstappen per la terza posizione. L’olandese riuscì a scavalcare Iceman superandolo nella lunga curva verso destra che precede le ultime due a sinistra che completano il bellissimo tracciato di Austin. Nella manovra di sorpasso, però, Verstappen tagliò eccessivamente sfruttando troppo il cordolo interno. Per questo nella Podium Room a Verstappen venne notificata la penalità con la conseguente retrocessione al quarto posto. A Raikkonen venne giustamente restituita la terza posizione a tavolino, una decisione che lasciò più che perplesso Verstappen. Ai microfoni della TV olandese il pilota della Red Bull apostrofò il commissario di gara GARY CONNOLLY con la parola ‘Mongol’ che ha sollevato un polverone dopo il lo sfogo via radio di Verstappen nei confronti di Stroll venerdì scorso nella seconda sessione di prove libere del Gran Premio del Portogallo.

 Mongol-gate: Marko redarguisce Verstappen

L’associazione benefica Mongol Identity e l’emissaria culturale della Mongolia UNRO JANCHIV hanno infatti pervenire a Verstappen e alla F1 il loro disappunto di fronte ad un linguaggio dispregiativo “inaccettabile” utilizzando la definizione data da Helmut Marko alla condotta di guida e verbale del proprio pupillo. Uugana Ramsay, a capo dell’associazione Mongol Identity, è ancora in attesa di scuse pubbliche da parte di Verstappen. “Crediamo nella bontà delle persone, le quali possono commettere degli errori – ha dichiarato Ramsay secondo quanto riportato da Formula1news.co.uk – chiediamo semplicemente delle scuse pubbliche per dare anche un messaggio edificante nei confronti delle generazioni future”.

Fonte: https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/f1-piloti/il-recidivo-verstappen-mongol-ramsay-stroll-raikkonen-austin-2017-527865.html

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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