Hamilton, la difesa di un record

Hamilton, la difesa di un record

Potrebbe sembrare che per spirito di patria e per orgoglio i record di LEWIS HAMILTON siano particolarmente esaltati nel Regno Unito, piuttosto che altrove. A giudicare dai titoli sui giornali del 12 ottobre, anno folle 2020, le 91 vittorie del pilota britannico sono state celebrate con sportività a ogni latitudine in realtà, con quotidiani francesi, spagnoli, tedeschi e italiani che non si sono tirati indietro nel quasi ovvio confronto con MICHAEL SCHUMACHER, la leggenda in procinto di essere battuta dal numero 44. Non fosse stato per il capolavoro di Nadal al Roland Garros, certamente sarebbero state di Hamilton anche le copertine.

Sul Daily Telegraph la difesa è però un poco più arcigna, con il caporedattore Oliver Brown che invita letteralmente a “salutare l’impareggiabile ruolino di marcia di Hamilton smettendo al contempo di lamentarsi della superiorità della sua Mercedes“. Scrive Brown: “Sir Jackie Stewart aveva detto che il record di Schumacher sarebbe rimasto imbattuto per sempre. Hamilton lo ha raggiunto a otto anni dal ritiro di Michael. È un promemoria: il compito di ‘ungere’ un numero uno indiscusso in qualsiasi sport, per quanto avvincente, è sempre ostaggio del caso. […] CHI NEGA A HAMILTON UN POSTO SULLO STESSO PIEDISTALLO DI SCHUMACHER PUNTA ALLA SUPERIORITÀ DELLA SUA SQUADRA. Questo non solo dimentica convenientemente i vantaggi tecnici a disposizione di Schumacher negli anni Ferrari, ma sottostima la raffinatezza delle conquiste di Hamilton. Già impareggiabile nel giro secco – 96 pole contro le 68 del suo predecessore – RARAMENTE COMPIE ERRORI IN GARA TALI DA COSTARGLI UN RITIRO. Se è tutta una questione di macchina, allora perché Valtteri Bottas è così indietro? La supremazia risiede nei dettagli. […] Un fattore per cui Stewart ha rifiutato di tessere le lodi di Hamilton è la grande differenza tra le loro epoche. Quando Stewart gareggiava, al Nurburgring il minimo errore poteva rivelarsi fatale. I balzi in avanti nella sicurezza della F1 hanno assicurato, fortunatamente, che tale pericolo sia stato mitigato per questa generazione. Ma NEGARE IL DOVUTO A HAMILTON SAREBBE COMUNQUE SCORTESE“.

Lo SCONTRO TRA EPOCHE continua. Ogni decade ha avuto i suoi titani: Fangio negli anni ’50, in grado di scegliere ogni anno la miglior macchina a disposizione; Clark e Graham Hill negli anni ’60, anch’essi avvantaggiati dal genio di Colin Chapman; Stewart e Lauda, marziani del decennio successivo; Prost, Senna e Hakkinen, dominatori sulle McLaren stellari tra gli anni ’80 e ’90. Poi Schumi con la Ferrari pigliatutto, infine Hamilton con una Mercedes di pari costanza. ATTRIBUIRE I RECORD AI PILOTI È POSSIBILE SENZA VALUTARE LA MACCHINA? Sarebbe un lavoro matematicamente incalcolabile. Alla fine, probabilmente, è solo squisitamente una questione di statistica.

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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