Hamilton: “Bersaglio del razzismo in Italia a 13 anni”

Hamilton: “Bersaglio del razzismo in Italia a 13 anni”

“Ti hanno mai fatto notare che sei bianco? A me ricordano tutti i giorni che sono nero”. LEWIS HAMILTON ha spiegato così al suo team principal TOTO WOLFF cosa significa dover fare i conti con un colore della pelle considerato diverso da quello che popola principalmente i paddock del mondo delle corse. Il sei volte iridato in questo 2020 sull’onda del movimento Black Lives Matters si è apertamente espresso in più occasioni nel nome della diversità e della lotta alla discriminazione e al razzismo partendo con il tentativo di sensibilizzare il mondo della F1. Liberty Media ha accolto l’invito di Hamilton lanciando la campagna ‘we race as one’, la Mercedes ha addirittura deciso per il 2020 di abbandonare il classico grigio metallizzato abbracciando il nero in onore del suo condottiero in pista.

In occasione della vittoria nel Gran Premio di Toscana Ferrari 1000 Hamilton in Parco Chiuso e sul podio ha anche sfoggiato una maglietta in onore di Breanna Taylor, uccisa il 13 marzo 2020 in una sparatoria a Louisville, attraverso la quale Hamilton chiedeva l’arresto per gli agenti di polizia locale che hanno aperto il fuoco colpendola a morte. Il classe 1985 non si sta tirando indietro nel suo tentativo di farsi portavoce delle sofferenze e delle ingiustizie che vengono ogni giorno perpetrate a causa del razzismo e ha anche lanciato un’ACADEMY – The Hamilton Commission – volta a portare in F1 persone che, come lui, provengono da contesti meno abbienti e tranquilli e che per questo trovano diversi ostacoli nel poter intraprendere un percorso di studi e di esperienze che possano un giorno aprire loro le porte del Circus.

 Dalle parole ai fatti: nasce ‘The Hamilton Commission’

Ospite del ‘Festival dello Sport’ Lewis Hamilton ha anche rivelato di essere stato oggetto di RAZZISMO IN ITALIA A 13 ANNI: “Sono stato la prima volta in Italia a Parma per una gara. Mi ricordo che ho subito atti di razzismo, avevo 13 anni. Mio padre mi disse di combattere in pista, non con i pugni. Fortunatamente ho seguito il consiglio, altrimenti sarei andato in galera. Ma succede in tutto il mondo, non solo in Italia”, ha spiegato il sei volte campione del mondo che ha aggiunto di ispirarsi a Muhammad Alì, Serena Williams e Nelson Mandela.

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
Valutazione: