Ricavi al minimo senza Vietnam

Ricavi al minimo senza Vietnam

Liberty Media affronta il campionato ‘più povero’ della storia recente, con tanti milioni di euro persi dopo la cancellazione del GP del Vietnam e delle altre tappe extra-europee. Inoltre in Europa organizzare una gara costa almeno 4-5 milioni di euro: non potendo pretendere troppo in una situazione economica precaria, i team e la F1 hanno dovuto accettare il congelamento delle spese di sviluppo delle monoposto.

“I padroni di Liberty Media sono stati costretti a reinventarsi un calendario di sana pianta e alla fine si è arrivati a 17 GP. Sono rimasti fuori la Cina, l’Azerbaigian, Singapore, Giappone e le gare nel continente americano, ma soprattutto il GP del Vietnam, organizzato per la prima volta sul circuito stradale della capitale Hanoi e destinato a diventare l’evento dell’anno. Una rinuncia sofferta per la Formula 1: l’ammontare dei diritti era infatti di circa 60 milioni di dollari (50 milioni di euro), pagati dagli organizzatori e dal Governo locale. Il più alto dell’intera stagione. La stessa cifra che spende l’Emirato di Abu Dhabi. Paesi per i quali la F.1 è uno straordinario veicolo di promozione, potendo contare su un pubblico globale di 1,9 miliardi di telespettatori. È stata una perdita pesante anche quella delle gare extra europee, per le quali venivano richiesti in media 40 milioni di dollari (33 milioni di euro). Sono tutti soldi che mancheranno dalle casse della F.1 e di conseguenza da quelle dei team, i quali si spartiscono una fetta notevole di questi ricavi: ecco perché è stato varato il piano “salva spese” che prevede il congelamento degli sviluppi quest’anno, l’utilizzo delle stesse monoposto nel 2021 e il varo dei nuovi regolamenti solo nel 2022. Inoltre, i proprietari dello show hanno dovuto abbassare quasi a zero le loro pretese anche con gli organizzatori europei. Venivano richiesti fra i 20 e i 30 milioni di dollari per la concessione dell’evento. Quest’anno, invece, siamo in un ordine di spesa minimo. E così si sono aperte opportunità anche per circuiti che non erano mai entrati nel giro del Mondiale o erano esclusi da tempo: Mugello, Portimao, Imola, la Turchia e il Nurburgring, che non ospitava il GP di Germania dal 2013. Inoltre, nel caso di Monza e di altri circuiti, è stata automaticamente estesa di un anno la scadenza del contratto. Il costo per organizzare un gran premio a porte chiuse è nell’ordine di 4-5 milioni di euro, che salgono fino al doppio quando c’è il pieno di spettatori, considerando i costi di tribune temporanee, parcheggi, vigilanza e servizi. A Monza si correrà senza pubblico, con una perdita di circa 12 milioni di euro di incasso, mentre il Mugello e Imola si preparano ad ospitare fino a 3000 persone come prevede il decreto governativo in vigore da settembre“. LUIGI PERNA, La Gazzetta dello Sport

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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