Quando Wolff rischiò la vita al Nürburgring

Quando Wolff rischiò la vita al Nürburgring

Manager di successo, azionista, agente dei piloti. Negli ultimi anni TOTO WOLFF è stato forse la persona più importante e centrale nel dorato mondo della Formula 1. Pochi però ricordano che l’attuale team principal della Mercedes sia stato in passato un pilota. Al tracciato del Nürburgring, pista sulla quale la F1 torna per la prima volta dal 2013, lo lega un episodio legato in qualche modo al passaggio tra le sue due carriere. Wolff infatti, sul mitico tracciato tedesco rischio di perdere la vita, nel disperato tentativo di realizzare un giro record sul layout della Nordschleife. Era il 15 aprile 2009. All’epoca Wolff aveva 37 anni, era già un noto uomo d’affari e guidava una Porsche 997 RSR.

L’auto di Wolff stava viaggiando a quasi 300 km/h, quando la gomma posteriore destra esplose e fece schizzare l’auto contro parapetto d’acciaio alla curva Fuchsröhre. “Nelle odierne GT3 sarebbe stato facile farla in pieno, ma allora, in quella macchina, non era facile – ha raccontato lo stesso manager viennese alla ESPN, nel corso di una interessante intervista – devi proprio mettere le p*** sul cruscotto… è così che si dice in inglese? Dovevi strizzarti le chiappe e impegnarti”. Difficile, a parole, spiegare cosa significhi affrontare al massimo il famigerato ‘Inferno Verde’. I numeri di quell’incidente testimoniano il rischio che visse Wolff. L’auto registrò un impatto di 27G e rimbalzò per 250 metri prima di fermarsi.

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Wolff riuscì ad uscire dall’auto prima di accasciarsi svenuto a causa di una forte commozione celebrale, in un tratto in cui non erano presenti commissari. Fu una segnalazione di un’Audi presente quel giorno sulla pista a far individuare la sua posizione e a permettere di recuperarlo e portarlo in ospedale. Il legame dell’austriaco con il ‘Ring’ però, è molto più antico. Risale al 1989. “All’epoca non seguivo il motorsport. Sapevo solo che un mio amico, che viveva in Svizzera ma che era austriaco, se la cavava molto bene nelle formule junior. Così, tornando da Amsterdam con un paio di amici, abbiamo deciso di fermarci al Nurburgring per una notte a guardare la sua gara. Era sabato quando siamo arrivati, ma poi andare nel paddock la domenica mi ha cambiato la vita. Era semplicemente fantastico vedere l’atmosfera, l’adrenalina: quei piloti della Formula 3 tedesca mi sembravano dei gladiatori. Da quel momento in poi [la passione] non mi ha più lasciato andare”.

Negli anni da pilota Wolff prese parte a vari eventi su quella pista, sviluppando in qualche modo un’ossessione per quel tracciato. Così nel 2009, anni dopo il suo effettivo ritiro, Wolff pensò prepararsi per correre lì la 24 ore e in un test sul circuito nacque anche l’idea di provare a battere il record sul giro per le vetture GT, che era di poco sopra i sette minuti. Niki Lauda, che Wolff all’epoca conosceva per essere il cugino della sua ex moglie, lo avvertì a modo suo: “Perché lo fai? Non interessa a nessuno di quel record. È un’idiozia”.

Alla ESPN, Wolff che nei giri precedenti aveva già sfiorato il muro dei 7 minuti, ha raccontato con queste parole il momento dello schianto: “È successo tutto velocemente, ma ricordo esattamente che il mio primo impatto è stato a 289 km/h, che è una velocità incredibile per colpire il guardrail. Ricordo solo di aver pensato: ‘Che succede?’ Poi non ho più pensato a niente, speravo solo di rimanere in pista e non superare le barriere. Ci sono voluti secoli prima che la macchina si fermasse. Non sapevo se ero a testa in giù o sulle ruote, ma c’è stato un momento di sollievo quando mi sono fermato. Poi nel video si vede che scendo, ma non ricordo nulla di tutto ciò, né di aver saltato la barriera. Zero. Solo le persone che mi hanno trovato dall’altra parte della barriera mi hanno detto cosa hanno trovato: tutte le altre telecamere di bordo sono state distrutte al primo impatto. Fu allora che capii che probabilmente avrei dovuto smettere di fare queste cose, perché avevo difficoltà a sentire le gambe e avevo una forte commozione cerebrale”.

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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