La Ferrari non c’è più

La Ferrari non c’è più

A metà anni Ottanta la Ferrari, pur non essendo in condizioni critiche di classifica come nell’attualità, ebbe l’ardire di chiamare un tecnico inglese per recuperare terreno rispetto alla concorrenza. Arrivò così John Barnard, il quale diede una spinta tecnologica notevole. A Maranello è stata sposata oggi la linea interna, ma il dubbio è che in questa vena locale non ci sia necessariamente la soluzione ai guai di progettazione che a Spa si sono presentati in tutta la loro gravità.

“La Ferrari non c’è più. Annegata nelle accoglienti acque termali di Spa Francorchamps. Sfrattata dalla casa della Formula 1. Ridotta a sostare fuori dal supermercato dei Gran Premi nella speranza che qualcuno, più fortunato, riempia il carrello anche per lei. Perché se è vero che la supremazia Mercedes è nociva per lo spettacolo, la deficienza della Ferrari non lo è da meno. Mercedes e Ferrari sono le due parentesi che racchiudono tra di loro lo spettacolo della Formula 1. E quando manca una delle due, l’espressione rimane inesorabilmente monca. Difficile immaginare un recupero dall’interno. In condizioni critiche come quelle attuali, l’ambiente è refrattario a qualunque rivoluzione. Soprattutto quando il vertice è lontano mille miglia da un ambiente che viene considerato il necessario omaggio ad una leggenda della quale si fa sempre più fatica a definire i contorni. Lo stesso Enzo Ferrari, negli anni Ottanta, pur in tarda età, non aveva esitato a rivolgersi a John Barnard per risollevare le sorti di un marchio in caduta libera. Non solo, per attenuarne gli effetti sulla fabbrica, aveva accettato di collocarlo in una struttura dedicata in Gran Bretagna. Al sicuro, almeno lo sperava, da faide interne che arrivavano a coinvolgere anche membri della sua famiglia. Le faide interne non si erano attenuate ma la “639” aveva finito per rappresentare quel passo avanti, soprattutto sul piano aerodinamico grazie allo sfruttamento di quell’effetto Coanda che oggi la fa padrone: dalla Formula 1 agli asciugacapelli, e che non sarebbe stato sufficiente per vincere i Mondiali ma si sarebbe pur sempre concretizzato nelle convincenti vittorie di Mansell e Prost. Oggi la situazione è la stessa. Nessuna rivoluzione può essere condotta dall’interno. Perché gli attuali responsabili, dopo i risultati disastrosi della parte iniziale della stagione, non hanno né le competenze né la credibilità per condurla in porto. Si tratta di avviare un lavoro complesso sul piano politico e su quello tecnico. Alla base del disastro Ferrari, ormai è noto, c’è una sentenza della Fia di fronte alla quale la Ferrari per salvare la faccia non ha esitato a compromettere il suo futuro. In cambio ha avuto il permesso di rosicchiare a suo piacimento quei brandelli di carne che ancora pendevano dall’osso del Patto della Concordia. Su quell’osso la Ferrari ha finito per rimetterci i denti. E a Maranello dentisti non c’è n’è. Meglio cercarne uno bravo. Io ne conosco uno che non esita a tenere chiuso uno studio prestigioso, anche a costo di perdere facoltosi clienti, in attesa di una misteriosa chiamata“. MAURO COPPINI, Corriere dello Sport

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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