Guard rail meglio di un muro e delle TecPro

Guard rail meglio di un muro e delle TecPro

L’incidente di ROMAIN GROSJEAN al Gran Premio del Bahrain 2020 è e resterà un argomento di discussione per molto tempo. La sopravvivenza del pilota francese è frutto di un incessante lavoro di sicurezza, per un incidente non gli avrebbe lasciato scampo probabilmente nemmeno una decade fa. A FARE IMPRESSIONE È IL ROGO, ma i resti del guardrail pure non hanno rassicurato in molti; solo l’integrità dell’Halo resta fuori dai dubbi.

Ci sono diversi interrogativi per un evento che ha dell’incredibile. Secondo l’Equipe, sono tre le principali DOMANDE da porsi di fronte a un incidente di tale portata. Perché il guardrail si è squarciato? C’è qualcosa di meglio a disposizione? E perché l’auto si è divisa in quel modo, con il rogo conseguente? Ecco di seguito le risposte date dal quotidiano francese.

Per quanto riguarda il rail, Ross Brawn ha detto, con stupore, che per riprodurre questo effetto da ‘coltello nel burro’ c’è voluta la TEMPESTA PERFETTA. Ovvero una Formula 1 da quasi 650 chili in grado di impattare a 220 chilometri orari perfettamente perpendicolare alla barriera. Meglio di qualsiasi crash test, si può dire, constatando che il pilota sta bene. Il rail in questo senso si è comportato in modo fisicamente coerente: SI È PIEGATO E HA AMMORTIZZATO L’URTO. Grazie all’Halo, la cellula di sopravvivenza ha potuto squarciare la barriera dando di conseguenza la chance a Grosjean di uscire dall’auto in modo relativamente agevole.

Il dibattito sorge spontaneo, a questo punto: CON UN TIPO DI PROTEZIONE DIFFERENTE, SAREBBE ANDATA ALLO STESSO MODO? Con una barriera in cemento si può comprendere immediatamente come l’assorbimento dell’impatto sarebbe stato diverso, probabilmente creando danni agli arti inferiori per il pilota, se non conseguenze peggiori anche dal punto di vista cerebrale.

 I sei angeli custodi di Grosjean

Nel circuito del Bahrain è stato ritenuto opportuno installare il guardrail in quella posizione perché le probabilità di vedere un’auto entrare frontalmente in quel punto erano minime: LA ZONA È DI ACCELERAZIONE, con le vetture solitamente non impegnate in cambi di direzione repentini. Motivo per cui la barriera non era nemmeno troppo lontana dal manto d’asfalto, mentre al contrario al termine dei quattro lunghi rettilinei del tracciato del Sakhir ci sono ampi spazi di fuga. Si può obiettare che in effetti durante le fasi concitate di una partenza ci possano essere diverse manovre ‘pericolose’: la FIA potrebbe approfittare dell’incidente di Grosjean per effettuare MAGGIORI SIMULAZIONI in tal senso.

La barriera TECPRO è utilizzata in diversi circuiti; è efficiente, sicuramente più costosa. Ma ha anche dei limiti, come visto nel 2015 a Sochi con l’incidente di Carlos Sainz – quando il processo di estrazione del pilota dall’abitacolo fu piuttosto lungo. E in ogni caso un eventuale utilizzo di quel tipo di barriere non sarebbe avvenuto nel punto dello schianto di Grosjean, per i motivi descritti sopra: normalmente, secondo le normative FIA, quello non è un punto sensibile dal punto di vista della sicurezza. Potrebbe esserci in questo senso un cambio di passo da parte della Federazione, ma per implementarlo serviranno diversi studi e indagini accurate.

I piloti e i team principal hanno mostrato di essere più preoccupati, tuttavia, PER IL MODO IN CUI LA HAAS SI È SPEZZATA IN DUE. Sebbene Giampaolo Dallara abbia spiegato che il comportamento della vettura nello schianto sia stato corretto, il rogo non è apparso per nulla ‘normale’ o ‘prevedibile’. Secondo Toto Wolff e altri protagonisti, “il motore non avrebbe dovuto rimanere con la cellula di sopravvivenza“. L’idea è appunto che la cellula di sopravvivenza sia in grado di essere completamente indipendente DAL GRUPPO MOTORE-BATTERIE, al fine di separare possibili principi di incendio dal pilota. In questo caso però, paradossalmente, l’incidente sarà molto utile per migliorare di molto i termini di sicurezza delle vetture: è probabilmente l’impatto più cruento dell’era ibrida e saranno molti gli insegnamenti da ricavare.

Fonte: https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/guard-rail-meglio-di-un-muro-e-delle-tecpro-grosjean-bahrain-haas-halo-dallara-535106.html

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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