Binotto: “Mai sentito in pericolo”

Binotto: “Mai sentito in pericolo”

Alla FERRARI c’è aria di ristrutturazione, ma non nell’ufficio di MATTIA BINOTTO. Che si sente ben saldo al timone della Scuderia di Maranello nonostante le mancate vittorie. Un Binotto che ammette di dormire «profondamente» la notte, un modo per dire che non c’è alcun motivo di agitarsi nonostante la pressione sul suo ruolo.

Il team principal non si è mai sentito in pericolo di perdere il posto: «Onestamente mai, perché so di avere il supporto dei miei responsabili. Però mi sono messo in discussione da solo, ho riflettuto se posso essere adatto al ruolo di team principal. Non sono stato lasciato solo, è una delle cose più sbagliate che girano. Ve lo posso assicurare. Con Louis Camilleri mi sento più volte al giorno, con il presidente John Elkann regolarmente. Ricevo i loro consigli, sicuramente il loro stile di leadership è diverso da quello a cui eravamo abituati in passato. In ogni caso MARCHIONNE MI HA INSEGNATO A PRENDERMI DEI RISCHI E SFIDARE L’IMPOSSIBILE», ha detto Binotto al Corriere della Sera. «Dopo il Belgio Elkann voleva capire perché eravamo andati così male, se stiamo regredendo anziché progredendo. Ci ha chiesto di analizzare e darà il supporto di ciò che serve per migliorare».

Se Binotto è saldo, il gruppo di lavoro è aperto al cambiamento e ai RINFORZI. «In F1 non ci si accontenta mai. C’è sempre voglia di inserire nuovi elementi. Tuttavia abbiamo mantenuto gli stessi uomini perché sono quelli che negli ultimi cinque anni si sono avvicinati di più alla Mercedes, arrivando a lottare per il Mondiale. E su Rory Byrne dico che non è mai stato lontano, ci ha sempre aiutato con passione e competenza. Nel 2022 si parte da un foglio bianco e serve gente di esperienza».

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Sono arrivate TANTE CRITICHE in questi mesi. Ecco la risposta di Binotto: «Mi ha infastidito la superficialità di certi discorsi. Ben vengano invece le critiche costruttive. Ad esempio io avrei potuto far meglio in alcune aree, per esempio la riorganizzazione tecnica che si poteva fare prima. Ma credo che i miei 25 anni in F1 e la conoscenza di quest’azienda siano elementi chiave per far bene in questo mestiere. Come team principal, il primo ruolo non è tecnico. Abbiamo lavorato sul rinnovo di Charles, sull’ingaggio di Sainz e su tanti altri fronti. Può darsi che nel fare meno il tecnico non eravamo sufficientemente organizzati con le deleghe, ma non dimentichiamoci che sono diventato team principal senza preavviso un anno e mezzo fa. Serve tempo, a tutti i i cicli vincenti è servito. Se ripenso alla Ferrari del 1995 e a quella del 2000, erano cambiate molte cose. Questa riorganizzazione non sarà l’ultima. Il mestiere del team principal lo si impara facendolo, ed è lo stimolo più bello».

E TOTO WOLFF? «Siamo diversi, io non parlo mai degli altri. La Ferrari è la Ferrari, tutti vogliono dire la loro. Anche per lui rappresenta qualcosa di speciale. Discutiamo perché io sono uno dei pochi che non gli dice sempre sì».

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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